Catania
è una città infuocata, si sa. Si facevano
le bibite fresche con la neve dell' Etna un tempo.
Certo, questo succedeva soprattutto nei paesi ai piedi
della montagna e quando la neve c' era.
Non sempre, ma bisogna dire che a quel tempo, pur essendoci
comunque molto caldo, la neve nel monte arrivava più
spesso e i limoni non mancavano mai. Si chiamavano (e
si chiamano) "lunari", quegli alberi che danno
i limoni nei periodi più improbabili. A togliere
l'impaccio arrivarono i frigoriferi e poi il seltz.
Oggi a Catania il rito è permanente: bibita al
"chiosco" - seltz
limone e sale, mandarino al limone, tutti frutti, sciampagnino e mille altre, giusto per alleviare la calura. Ma a tavola.
La novità è importante. L'antichissimo vino,
dei greci, dei romani e di tutti gli altri in seguito
ma soprattutto dei catanesi, nell'età "moderna"
era considerato scadente, come si dice, da taglio, cioè
utile a far diventare buoni altri vini più importanti.
La novità è che adesso è diventato
importante di suo. Nella provincia di questa città
si producono vini di eccezionale qualità, diversi
Etna doc, ma anche IGT Sicilia ed altri. Si coltivano
e vinificano vitigni della montagna, ma anche alcuni cosiddetti
internazionali e con ottimi risultati: chardonney, merlot,
cabernet, sauvignon, sirah (ma non è detto che
quest'ultimo non sia siciliano). Vi sono ormai talmente
tante varietà che non vi è piatto che non
possa degnamente essere accompagnato. |